PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA: anno 1958 Boris Pasternak

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Nel 1958 il Premio Nobel per la Letteratura venne assegnato a me, Boris Pasternak “per i suoi importanti risultati sia nel campo della poesia contemporanea che in quello della grande tradizione epica russa”.

Il mio nome per esteso era Boris Leonidovič Pasternak nacqui a Mosca il 10 Febbraio 1890, il 29 Gennaio 1890 secondo il calendario giuliano allora in vigore nel mio paese. La mia era un’agiata famiglia ebraica, passai la mia infanzia in un ambiente intellettuale e artistico, grazie al fatto che mio padre Leonid era un  artista e professore alla scuola moscovita di pittura, mentre mia madre Rosa Kaufmann era una pianista. La nostra casa era frequentata da musicisti, artisti e scrittori, tra i quali ebbi modo di conoscere anche Lev Tolstoj, al quale mio padre illustrò i libri. Il mio sogno era di diventare pianista e compositore, ambizione che mi nacque quando conobbi il compositore russo Aleksandr Nikolaevič Skrjabin e per questo mi dedicai allo studio del piano, della teoria musicale e alla composizione. Una volta compiuti gli studi al liceo tedesco di Mosca nel 1908 però mi iscrissi alla facoltà di filosofia. Nell’estate del 1912, dopo i viaggi in Svizzera e Italia, decisi di dedicarmi alla poesia e scrissi i miei primi componimenti che uscirono nell’almanacco “Lirika“,  nei quali era evidente l’influenza del Simbolismo e del Futurismo. Nel 1914 pubblicai la mia prima raccolta”Il gemello sulle nuvole“, seguita poi da “Oltre le barriere” nel 1917, che mi fece guadagnare il primo riconoscimento letterario. Intanto ero entrato nel gruppo di poeti Futuristi “Centrifuga“. Nel 1922 sposai Evgenija Vladimirovna Lourie ma il nostro matrimonio naufragò dopo 9 anni, nonostante la nascita di nostro figlio. Nel 1934 mi risposai con  Zinaida Nikolaevna Neuhaus e ci trasferimmo in un sobborgo di Mosca. Dopo la II Guerra Mondiale iniziai a lavorare al mio unico romanzo “Il dottor Zivago” che venne rifiutato dall’Unione degli Scrittori, perché il regime non permetteva la pubblicazione di un libro dove si narrassero i lati oscuri della Rivoluzione di Ottobre. La messa al bando da parte del Governo mi costò parecchi problemi, vere e proprie persecuzioni da parte dei servizi segreti che, negli ultimi anni di vita, mi costrinsero a vivere in un’isolata povertà. Il romanzo venne pubblicato all’estero e venne tradotto in molte lingue, diventando il simbolo della realtà del mio paese. Fu proprio “Il dottor Zivago” a portarmi a vincere il Nobel ma anche questo importante riconoscimento non fu di facile assegnazione, perché secondo il regolamento doveva essere un’opera pubblicata anche nella lingua del Paese di origine, cosa che non era avvenuta per il mio romanzo. Si misero in moto i servizi segreti occidentali che, in poco tempo, riuscirono a scovare un manoscritto in russo su un aereo diretto a Malta. Lo deviarono per poter entrare in possesso del documento che fotografarono pagina per pagina, così da poterlo pubblicare rapidamente su carta con intestazione russa e con le tecniche di stampa russe. Da parte mia scrissi a mia sorella Lydia che speravo fortemente che il Comitato del Nobel cambiasse idea a favore di Alberto Moravia, anche perché temevo ritorsioni nei confronti dei miei familiari da parte del Governo russo. Festeggiai pranzando con mia moglie e una nostra amica, poi il giorno dopo telegrafai per ringraziare comunque il Comitato per l’onore riservato ma poi, a causa di pressioni da parte del KGB, dovetti rinunciare al Nobel, pena l’espulsione dalla Russia e conseguente confisca dei miei beni. Mi venne detto di tutto: la stampa russa mi attaccò violentemente definendomi un traditore, il Ministero per la Sicurezza dello Stato mi minacciò, l’Unione degli scrittori sovietici mi espulse, Italo Calvino disse che il premio mi era stato attribuito con evidenti intenzioni politiche nonostante l’accademia confermasse il fatto che il mio nome era stato scelto all’unanimità e che ero già stato proposto anni prima per la poesia. Due anni dopo, il 30 Maggio 1960, morii per un cancro ai polmoni nella mia dacia, nel sobborgo moscovita di Peredelkino. Non ebbi modo di vedere il successo dell’omonimo film tratto dal mio romanzo, con grandi attori come Omar Sharif, Julie Christie, Geraldine Chaplin, Rod Steiger ed Alec Guinness. In Russia venne pubblicato solo nel 1988 e l’anno successivo mio figlio Evgenij si recò a Stoccolma per ritirare il mio Nobel. Tra l’altro mio figlio ha dedicato tutta la sua vita a mantenere viva la mia memoria. Per voi questa mia poesia.

Definizione della poesia

E’ il fischio sparso all’improvviso,
Il crepitìo dei ghiaccioli,
La notte che gela la foglia,
Il duello di due usignoli.

E’ il pisello inselvatichito,
Il pianto del cielo nei baccelli,
Figaro dai leggii e dai flauti
Che sulle aiole cade a granelli.

E’ tutto ciò che alla notte importa
Trovare nei fondali profondi,
E una stella portare nel vivaio
Sui palmi bagnati e tremebondi.

Più piatta d’una tavola è l’afa,
Il firmamento è sommerso di ontano,
Alle stelle si addice ridere,
Ma l’universo è sordo e lontano.

(1917)

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