28 settembre 1803 – Prosper Mérimée

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Il 28 settembre 1803 nacque a Parigi lo scrittore, archeologo e storico Prosper Mérimée, che nel 1845 diede vita ad una delle figure femminili più celebri e controverse della letteratura europea dell’Ottocento. Mi riferisco a “Carmen”, la cui storia ispirò – pur alleggerita nei toni – l’opera lirica di Georges Bizet. Il racconto si apre con un epigramma del poeta greco antico Pallada: “Ogni donna è fiele; non concede che due ore di letizia: una sul suo letto nuziale e una sul suo letto di morte”, che in qualche modo anticipa al lettore la tragica fine dei protagonisti.

La voce narrante – un archeologo francese, presumibilmente lo stesso Prosper Mérimée – durante un viaggio in Spagna accompagnato dalla guida Antonio, incontra a Malaga Don José, un uomo dall’aspetto inquietante ma dai modi cortesi. Antonio gli rivela che in realtà si tratta di un brigante ricercato dalle autorità e si appresta a denunciarlo per intascare la taglia di duecento ducati. Il narratore rivela a Don Josè le intenzioni della guida, favorendo così la sua fuga. Proseguendo il viaggio giunge a Cordova per approfondire i suoi studi presso la biblioteca dei domenicani. In città incontra Carmen, una giovane gitana dall’atteggiamento provocatorio e affascinante, dotata di una personalità estremamente indipendente, che lo invita a seguirla a casa sua. Qui, poco dopo, sono raggiunti da un uomo infagottato in un tabarro marrone che, dopo aver vivacemente discusso con Carmen, accompagna l’archeologo fuori dalla porta e gli indica la strada. La sua identità viene svelata: si tratta di Don Josè. Una volta rientrato al suo albergo il nostro narratore si accorge di non avere più l’orologio d’oro, ma decide di non far niente e di continuare il suo viaggio. Si ritrova a passare per Cordova dopo qualche mese e si ferma di nuovo da frati domenicani dai quali apprende che il suo orologio era stato ritrovato e che il responsabile del furto – Josè Navarro – sarebbe stato giustiziato il giorno successivo. Padre Martinez lo accompagna in prigione a trovare il condannato, il quale racconta la sua storia.
La vicenda di Carmen e Don José, il cui vero nome è Josè Licarrabengoa, prende avvio a Siviglia, dove Don José presta servizio come soldato. Carmen lavora in una manifattura di tabacco e grazie alla sua personalità seducente, astuta e passionale attira immediatamente l’attenzione degli uomini che la circondano. La sua bellezza, tuttavia, è accompagnata da un carattere imprevedibile e da un’assoluta insofferenza nei confronti delle convenzioni sociali. In seguito ad una lite all’interno della manifattura, Carmen ferisce al volto una compagna con un coltello e viene arrestata. Don José riceve l’incarico di condurla in prigione ma Carmen, facendo leva sulla propria capacità di seduzione, riesce a convincerlo di aiutarla nella fuga. Don José viene punito per aver favorito l’evasione e, da quel momento, la sua vita comincia a essere profondamente condizionata dalla relazione con Carmen. Il giovane si innamora infatti perdutamente di lei. Carmen, al contrario, rifiuta di lasciarsi vincolare da un rapporto esclusivo. La sua concezione dell’amore è fondata sulla libertà assoluta: ama finché lo desidera e considera intollerabile qualsiasi forma di possesso o costrizione. Don José, sempre più geloso e ossessionato, non riesce ad accettare questa modalità. La giovane vive ai confini della legalità, partecipando alle attività di contrabbandieri e delinquenti. Don José, progressivamente, abbandona la propria vita precedente e si unisce al gruppo dei contrabbandieri, trasformandosi da soldato in fuorilegge. Il rapporto tra i due diventa sempre più tormentato a causa della gelosia di Don José, che cresce soprattutto quando Carmen si avvicina ad altri uomini. Tra questi vi è il torero Lucas, un uomo che rappresenta agli occhi di Don José una minaccia definitiva alla sua relazione con Carmen. Quando la giovane comprende che Don José vuole possederla e impedirle di scegliere liberamente il proprio destino, decide di affrontare consapevolmente le conseguenze della propria scelta. Nonostante le minacce e le suppliche dell’uomo, dichiara di non amarlo più e di voler rimanere libera. Don José, incapace di accettare la sua decisione, la uccide con un coltello. Dopo aver compiuto il delitto si costituisce alle autorità e viene condannato a morte.

Prosper Mérimée nato a Parigi il 28 settembre 1803 dal pittore e studioso d’arte Léonor Mérimée e da Anna Moreau, fu una delle figure più originali della cultura francese dell’Ottocento. Formatosi negli ambienti intellettuali della Parigi romantica, Mérimée si dedicò inizialmente alla letteratura, distinguendosi per il gusto dell’esotico, l’ironia e uno stile narrativo essenziale e preciso. Tra le sue prime opere figurano il Théâtre de Clara Gazul (1825), La Guzla (1827) e la Chronique du règne de Charles IX (1829). Nel 1834 fu nominato ispettore generale dei Monumenti storici, incarico che lo portò a viaggiare attraverso la Francia e a impegnarsi nella tutela del patrimonio storico e artistico nazionale. La sua attività contribuì significativamente alla nascita della moderna conservazione dei beni culturali. La sua produzione letteraria è soprattutto legata alla novella, genere nel quale seppe combinare realismo, tensione drammatica e interesse per culture e ambienti lontani. Tra le opere più note si ricordano Mateo Falcone, La Vénus d’Ille, Colomba e, soprattutto, Carmen. Mérimée fu inoltre membro dell’Académie française dal 1844 e senatore durante il Secondo Impero. La sua opera, particolarmente attenta alla psicologia dei personaggi, lo colloca tra gli autori più significativi della narrativa francese dell’Ottocento. Morì il 23 settembre 1870.

di Silvia Corsinovi

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