Concorso di Poesia XVI°edizione 2020

I VINCITORI del Concorso di Poesia XVI°edizione 2020

Sezione A – Adulti

1° CLASSIFICATA

LE PAROLE CHE NON SO DIRE (o canto di un ragazzo autistico)

STEFANO BALDINU – S. Pietro in Casale (Bo)

Ogni notte io sogno di essere un pesce qualunque
per nascondermi nell’immensa profondità del mare
fino a dove si possa imitare il canto delle balene.
Da quando le fate mi hanno generato
un minuto prima della mezzanotte
il mio mondo è rimasto quel fermo immagine di silenzio
che mi fa rimanere sospeso dentro una bolla di sapone
un tempo, un luogo, una pianura sconfinata
che io solo conosco incapace di contenere
tutte quelle parole che non so dire
una stanza deserta dove ogni giorno
mi sorprendo a rimettere in ordine
una sintesi di gesti e ali frantumati
dai miei atti furibondi all’apparenza distanti.
Se il mio sguardo scende altrove
come l’orma eclissata di un abbraccio immaginato
a fissare le cose in fondo all’infinito
è perché io non so tendere la mano ad ascoltare
questo mio silenzio e camminarvi accanto come
una mollica d’aria per mano al vento.
Lo so, per voi non sarò mai completamente adulto
mi considerate un errore di ortografia lunare
fra le righe del cielo, una parola intraducibile
del vostro dizionario
solo perché siete così complicati da non saper distinguere nell’inerzia delle mie
labbra ingenuamente esposte agli altri
la sottile bellezza delle parole senza voce celate dalla mia diversità quando,
senza veli né bugie,
nelle immense profondità oceaniche dell’anima
mi sforzo ogni notte di sognare il canto delle balene.

MOTIVAZIONE

Che cos’è la normalità? Cosa vuol dire essere diversi?
Le parole che non so dire ci porta a fare una profonda riflessione su queste tematiche e a chiederci se queste due entità, normalità e diversità, sono reali o fittizie o se sono legate a modelli, norme, criteri assunti come termini di riferimento prestabilito a cui tutti ci uniformiamo.
È un dato di fatto che la distanza dalle regole convenzionali di pensiero, di azione e di comportamento crea quasi sempre una frattura, una difficoltà di comprensione e di relazione fra coloro che sono, per così dire, nella norma e coloro che non lo sono per le motivazioni più varie. Questi ultimi, e purtroppo non a ragione, vengono considerati “diversi” e inseriti nella casella della cosiddetta “diversità” che, spesso, è l’anticamera dell’incomunicabilità.
La poesia esprime molto bene il dolore, l’angoscia di chi “ogni notte” sogna di “essere un pesce qualunque”, una persona come tante altre, forse per potersi nascondere, forse per non essere additato o giudicato. Di chi vive come “sospeso dentro una bolla di sapone”, in una “stanza deserta” e silenziosa ripetendo sempre i soliti gesti da tutti ritenuti senza significato ma che in realtà un significato lo hanno anche se difficilmente comprensibile.
Molto bella è l’immagine rappresentata ai versi quindici e diciassette dello sguardo che “scende altrove…a fissare le cose in fondo all’infinito” perchè incapace di trasmettere emozioni e sentimenti e quindi di tessere rapporti ed interagire con il mondo circostante.
Negli ultimi dieci versi invece, nascosto dietro il rimprovero rivolto a coloro che non riescono a capire “la sottile bellezza delle parole senza voce celate / dalla mia diversità”, in quanto prevenuti e così razionali da non vedere oltre le cose spiegabili, c’è l’orgoglio di colui che è in grado di andare oltre la ragione fino a raggiungere le “immense profondità oceaniche dell’anima /…per sognare il canto delle balene”.

2° CLASSIFICATA

UNA SERA D’INVERNO

CARMELO CONSOLI – Firenze

Ce ne andremo una sera d’inverno
troppo fragili e vecchi per fermare
il vento e la burrasca, portati via
dalle dimore care, da sogni e sofferenze.
Saremo soli e nudi
come quando nascemmo, uguale
sarà lo sgomento che ci portò la vita;
stesse le domande rimaste nel mistero:
Chi siamo? Perché siamo?
Ci sarà quel cielo tanto atteso?
Un pensiero andrà alle amate cose,
ai volti cuciti nel cuore, agli stupori
di albe, tramonti e arcobaleni.
Un altro sarà per quell’attimo
che si pensa dolce e lungamente atteso
d’arrivare all’isola felice, per sempre
indenne da travagli e patimenti.

Ma quanto rimpianto dover lasciare
questa terra di tragedie e meraviglie
tante quanto mai avremmo creduto,
abbandonare gli uomini,
le piccole armonie, i rifugi delle case.
Ce ne andremo una sera d’inverno
per una porta o una piccola finestra
nella testa la fragranza dei giorni lieti,
l’azzurro fisso negli occhi.
Lasceremo tutto nel dubbio
e negli incanti senza aver capito
la ragione di tanta bellezza
unita a tanta sofferenza.
Sarà solo il soffio lieve di un respiro
l’invisibile solco tra la vita e l’Oltre ignoto.

MOTIVAZIONE

Il poeta si figura come sarà il momento della nostra morte.
L’immagine della “sera d’inverno” è metafora di solitudine, impotenza e sgomento.
Ma altri sono i sentimenti prevalenti nel componimento. L’incertezza su cosa ci aspetti dopo il trapasso ripropone domande esistenziali che ci accompagnano fin dalla nascita e la risposta alle quali è rimasta nel mistero. Il ricordo e il rimpianto per quanto lasciamo di questo mondo, espresso con immagini affettuose e insieme la speranza, pur nell’incertezza, di un “dopo” felice e privo di affanni. Il tutto è reso con una tensione accorata e riflessiva, senza indulgere a sentimentalismi, con la consapevolezza di non essere riusciti a capire il mistero dell’universo e dell’esistenza. La varietà e complessità dei temi e dei sentimenti espressi con una versificazione tesa ma insieme scorrevole rende apprezzabile la composizione.

3° CLASSIFICATA

ARMONIA

PAOLA CARMIGNANI – Altopascio (Lu)

Schiariva da ponente ancora il cielo
regalandoci strisce di colore
di una bellezza purpurea che sfumava.

Avevo nel mio cuore ancora l’oro
dei magici momenti in un pertugio,
e l’anima virava senza tregua
sul blu cobalto del mare a mezzogiorno.

Da lontano una barca ed una rete
scivolavano cullate dalle onde,
alto volava un gabbiano bianco
e si colmava di meraviglia, il cuore.

MOTIVAZIONE

Ad una prima lettura, sembra di avere davanti la stampa di uno scatto fotografico, colto da una persona dotata di occhio esperto e mente serena. Cielo, luci e colori sono avvolti dal prezioso ricordo di momenti lontani, attimi vibranti aventi per sfondo l’azzurro intenso del mare profondo. L’orizzonte si amplia: una barca di pescatori ed un gabbiano completano un quadro che l’autrice ammira con la vivissima sensibilità del suo cuore aperto al bello. C’è una profonda verità nelle righe del testo: conservare il ricordo positivo del passato è un balsamo per l’anima e una ricchezza perenne per il cuore.

Sezione B – Studenti

1° CLASSIFICATA

C’È POESIA…

MATTIA CANGEMI – CLASSE 4° – SCUOLA PRIMARIA MARCO POLO Sant’Angelo a Lecore (Fi)

C’è poesia
quando ogni parola
è mia.
C’è poesia
quando nasce nella mente
non si vede,
ma si sente.
C’è poesia
quando guardi una stella
e il cuore ti martella.
C’è poesia
quando l’acqua del mare
con un’onda
ti vuole abbracciare

MOTIVAZIONE

Il cuore del nostro giovanissimo scrittore batte intensamente ad ogni immagine che gli si presenti alla vista. Egli sa cogliere e dare valore alle parole spontanee che partono dalla mente e trovano riscontro in tante delicate sensazioni. È il suo concetto di “poesia”! Quasi inconsapevolmente fa un dono a tutti coloro che sanno esplorare con il cuore la magia che si cela dietro l’apparenza delle cose: è un invito ad ascoltare la saggezza del cuore e a mantenere sempre vivi i sogni.

2° CLASSIFICATA

PER FAVORE

CHIARA CAPRILLI – 5° A – SCUOLA PRIMARIA LORENZO IL MAGNIFICO ISTITUTO COMPRENSIVO RITA LEVI MONTALCINI Campi Bisenzio (Fi)

Della parola PER FAVORE
i risultati si senton nel cuore.
Per chiedere o per giocare
con questa parola si deve parlare.
Se la usi nel modo giusto
ci prenderai anche più gusto.
Quando a scuola lo dici
le maestre fai felici.
Da quando la uso ho molto
successo
se tutti la usassero che
PROGRESSO

MOTIVAZIONE

Il contenuto didascalico (l’invito ad usare l’espressione “per favore”) è reso in una forma piacevole e simpatica grazie all’uso particolare della metrica: una serie di versi sciolti legati a due a due da una rima baciata ed una chiusa di quattro versi con rima tra il secondo e il quarto, entrambi costituiti da una sola parola. Il risultato è una versificazione sciolta e fluida che rende leggero il messaggio educativo che si vuole impartire.

3° CLASSIFICATA

FANTASIA

AYA BIYAD – CLASSE 4° – SCUOLA PRIMARIA MARCO POLO Sant’Angelo a Lecore (Fi)

Quando sono in riva al mare
con la mamma mi metto a guardare
il sole che fa capolino,
dietro il mio giardino.
Un’onda mi può raccontare
le storie portate dal mare
e, sulle ali di un bianco gabbiano,
la mia fantasia vola lontano

MOTIVAZIONE

“Fantasia” è una poesia semplice ma piena di armonia, con un ritmo tranquillo che trasmette serenità. Un ritmo adatto alle immagini evocate nei versi: una giornata serena in riva al mare con il sole che sembra fare capolino dietro un giardino, il mare calmo, in cielo un bianco gabbiano. In questa tranquillità, in questa atmosfera lieve, quasi a formare una cosa sola con la natura circostante, ecco in riva al mare una bambina con la sua mamma. La bambina guarda il sole, ascolta la voce del mare e si abbandona alla fantasia. Ed ecco, come trasportata in volo sulle ali del gabbiano, la sua immaginazione vola lontano, verso storie e luoghi fantastici dove il mare, con la sua bellezza e immensità, è il protagonista assoluto.

Sezione C

1° CLASSIFICATA

TUTTI ZITTI

GIORGIA LIZZI – anni 18 – LICEO SCIENTIFICO ZALEUCO – Locri (Rc)

Tutti zitti
non vi voglio sentir parlare
mi sapete solo giudicare
mai una volta che abbiate provato ad ascoltare
che abbiate provato ad interpretare
quei silenzi e quelle urla che m’hanno fatto dannare
Puntate il dito e iniziate a predicare:
“Non sai comunicare
le tue parole fanno male,
feriscono chi ti vuole aiutare,
dimostrano che non sai amare,
hai la rabbia nel cuore e non la vuoi smorzare,
chi ti circonda te lo dice sempre, quindi
se non vuoi restare sola inizia a cambiare,
te ne pentirai ma sarà troppo tardi per rimediare”.

Mi inchino e vi faccio un applauso
è sempre facile scegliere di guardare a proprio modo
senza mettersi nell’animo di chi state per accusare.
Ma io ci ho provato
a raccontarvi la mia storia
a togliermi la maschera che porto fin dai primi anni di scuola.
Non volevo un paragone,
o una stupida morale per quella bambina che non si è saputa salvare
e rimpiange un passato che le ha fatto solo male.
Volevo un po' di comprensione, un sorriso in più
ricordarvi le sensazioni di un’infanzia e gioventù
che nel vostro cuore già da tempo non esistono più.
Avete dimenticato cosa significhi sognare
il giorno in cui vi hanno messo in mano un futuro
che la vostra coscienza non ha potuto obiettare.

E tu che ancora devi maturare,
che credi di non poter conversare
con una persona che ti respinge e ti lascia andare
ma sei tu che mi hai lasciata sola, hai deciso di scappare
in quelle notti in cui non smettevo di tremare.
E te l’ho lasciato fare, ti volevo salvare
non farti diventare il rancore che per me
da tempo è diventato la casa in cui abitare.
Credi non ti copra le spalle, non vedi che
se annuisco e fingo un sorriso in ogni momento
è per proteggere te.
E mi dispiace se non mi so comportare
ma non mi avete mai chiesto come ci si sente
ad essere il cattivo
l’unica a cui ci si preoccupa di raccomandare
“Non fare disastri, non rovinare la giornata col tuo parlare”
quella che provando ad accettarsi
ha finito per odiarsi.

Ma vi sorprenderò con questo finale,
probabilmente non vorrete ascoltare.
La bambina e la ragazza non vi hanno mai odiato
volevano solo essere ascoltate
e quando credete che non vi voglia amare
vi rispondo che aspetto tutte le notti che vi addormentiate
per rimboccarvi le coperte ed un bacio darvi,
così che il freddo e le paure non possano toccarvi.

MOTIVAZIONE

Tutti zitti si legge inevitabilmente la prima volta tutta d’un fiato. Tutti zitti è tante cose insieme, un’invettiva, uno scritto corsaro, uno sfogo lucido, un atto di ribellione, ma è soprattutto una poesia, una poesia che trasuda sincerità. Come se la punta della penna o il tasto di un computer fossero la naturale prosecuzione del cuore di chi agisce su quella penna, su quei tasti.
Parole che nascono dal dolore e dalla rabbia, ma che generano amore e rispetto. Ed ogni volta che ritorni a leggere quelle parole è bello scoprire, sia tu le legga tutte d’un fiato che soffermandoti sul peso di ognuna, sempre un bel sapore di libertà conquistata. La libertà di decidere di poter essere finalmente fedeli a se stessi, di accettarsi senza odiarsi.

2° CLASSIFICATA

MI MANCHI

CHIARA BRUZZESE – anni 17 – LICEO SCIENTIFICO ZALEUCO – Locri (Rc)

Mi manchi,
ma lo sai già,
ti cerco tra gli angoli di casa,
dove ti nascondevi quando ero bambina
per non farti trovare.
Ed io sapevo di trovarti lì
eppure facevo finta di non vederti
per non far finire il gioco.
Adesso ti cerco,
lo sai ma non ti fai vedere.
Mi manchi,
sotto casa c’è ancora la tua bici,
quella che usavi la domenica mattina
quando mi accompagnavi a prendere un gelato.
Mi manchi,
ma lo sai già.
Mi manca il tuo sorriso
quello che indossavi solo se eri veramente felice,
solo se eri con me.
Mi manchi.
Lo so ancora,
ti aspetto qui,
scruto gli angoli di casa
ma non ci sei.
Ho in mano un gelato al tuo gusto preferito,
urlo per strada il tuo nome,
ma non ci sei ancora.
Cerco il tuo sorriso,
mentre il mio piano piano va via.

MOTIVAZIONE

Le parole usate dall’autrice rappresentano forte e chiaro il dolore di una mancanza, di una persona cara che non c’è più. E chi legge non può fare a meno di sentire questo dolore anche suo. Il ripetere ritmicamente “mi manchi, ma lo sai già” sembra un dialogo costante con il proprio dolore sempre presente interiormente. L’unico modo per sopravvivere a questo dolore è il ricordo, il cercare di ricostruire un altro dialogo, quello con la persona che non c’è più, ma è un sollievo momentaneo perché nonostante ci siano ancora tracce della presenza della persona amata (una bici, il gelato preferito, tutti gli angoli della casa) nessuno risponde al tuo urlo di dolore, nessuno risponde al tuo sorriso. E questo sorriso che non arriva fa sì che anche il sorriso di chi resta piano piano se ne va via.

3° CLASSIFICATA

RICORDI

EMANUELE BIONDI – anni 16 – LICEO SCIENTIFICO – Santa Croce sull’Arno (Pi)

Quel parco
era lo scenario del nostro viaggio
come esploratori
verso le profondità dell’Oceano.
Là, con te,
ho parlato alla luna
ho riso con i fiori
ho pianto con i rami privi di vita
ho respirato il mistero dell’universo.
Ora che non ci sei più
in quel parco
viaggio nei ricordi
e sono solo
nella profondità del mio cuore.

MOTIVAZIONE

È un intimo e profondo atto di coraggio questa poesia che ha per sfondo vari aspetti della natura, legati ai momenti felici di varie stagioni vissute insieme dal giovane scrittore e dalla sua “lei”. I ricordi sono freschi e teneri e il parco verde resta il magico ambiente che li racchiude come in uno scrigno. Ricordi e immagini si fondono in un magico equilibrio. Noi tutti possiamo trarne un senso profondo di serenità e capire che è coraggio saper dire quello che si pensa, è coraggio saper accettare le gioie e i dolori della propria esistenza, è il coraggio l’anima di tante scelte di vita.