Alcune liriche della Poetessa Miriam Ticci

La vida es sueño

Sboccian rose nel sole di novembre
Un sorriso che scalda un vecchio cuore
Dalla breccia d’un muro scalcinato
Si fa strada del verde senza odore;

La vecchiaia che avanza e non si sente
T’illude e ti conforta, cara amica,
Spiana la nuova ruga sulla fronte
E solo un’eco si scorge a fatica.

Verrà  la brina col notturno velo
A bruciare quel boccio ancora intatto
Che reclino s’incurverà al suo stelo

Ma del sole ora l’aprico contatto
Niente fa udir di quel futuro gelo
E batte il cuore fintanto fintanto…

Schema metrico: Sonetto con quartine di endecasillabi a volte sciolti a volte alternati e terzine in terza rima

T’ho sognato mentre tagliavi il pane
Tenendolo sul cuore dolcemente
La lunga lama per lo suo forame
Dava forma alla fetta lentamente.

Sorridevi, come tu sol sai fare,
Brillavan gli occhi ed il tuo sembiante,
Sembrava la tua mano accarezzare
Quel pane tondo come fosse infante.

Fossi io stata al tuo desco, te vicino!
Porto t’avrei assieme all’amor mio
Del melograno i chicchi e del buon vino.
Ma or’ dorme d’usignolo il gorgheggio

La vita scorre e il mondo si ridesta
Dolce il ricordo di quel sogno resta.

Sonetto shakespeariano con schema metrico: ABAB CDCD EFEF GG

Isonomia e altro/oltre…

nātūră nĕc ūllām
rēm gīgnī pătĭtūr nĭsĭ mōrte ādiūta ălĭēnā[1].
(Lucrezio “De rerum natura, VI 263-264)

15 marzo 2022

In questo tempo in cui con fatica
La vita si fa strada tra la morte
Il luccicar d’una mattina aprica
Alla speranza schiude le sue porte.

Ma un’altalena che oscilla è la vita
Un pendolo ove le ore sono storte
Che parte da un estremo e all’altro arriva
Ma ci sfugge il perché di tale sorte,

Non ti chiedere dunque se nel giorno
Che domani spalancherà le ciglia
Del dolce sole ci sarà il ritorno

Ciò che l’oggi ti offre quello piglia:
Chi mente porge alle due ballerine
Che insieme danzan l’ermetica pariglia

Nel sol guarda e s’abbaglia.

Pur di tal danza per cercare il fine
Fa[2] l’uomo qual poeta con le rime.


[1] Nātūră… ādiūta ălĭēnā: “e la natura non consente che qualcosa si generi, se non grazie a qualcun’altra che dà la sua vita per essa” con questi versi Lucrezio a metà del I secolo a. C. esprimeva l’idea epicurea dell’isonomia, secondo la quale nell’universo, in ogni universo, c’è equilibrio tra vita e morte, tra il nascere e il morire (“le due ballerine dell’ermetica pariglia”): il morire è un decomporsi atomico ed il nascere è il ricomporsi di quegli stessi atomi in nuovi corpi animati o inanimati, secondo le leggi fisiche della natura, così fino alla fine di quell’universo anch’esso mortale, dai cui atomi si riformeranno altri universi, e via e via eternamente. Questo ci dice Lucrezio, ma all’uomo sembra non bastare.

[2] Fa: agisce, si comporta. Come il poeta è sempre alla ricerca della rima, della parola che illumini e rispecchi il proprio sentire, così fa l’uomo, che indaga incessantemente sul senso della vita e della morte.

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