
Per il compleanno dello scrittore di questo mese ho scelto una donna, ISABEL ALLENDE, una delle mie autrici preferite e, tra i diversi suoi romanzi che ho letto, “Eva Luna“, “Paula“, “Ritratto di seppia” e “Zorro” ho scelto “La città delle bestie“, il primo che vede protagonisti Giaguaro e Aquila. Un romanzo che ho letto tutto d’un fiato, come mi succede sempre con la Allende, coinvolgente come sempre almeno per me.
“La città delle bestie” è ambientato nelle foresta amazzonica ed io amo viaggiare con la fantasia in luoghi che non conosco e che l’Autrice descrive così bene, che sembra di viverli durante la lettura. Ci immergiamo così in un mondo misterioso e, per certi aspetti fantastico, dove vive il Popolo della Nebbia, anzi sopravvive grazie anche a delle capacità straordinarie che possiedono ma saranno sufficienti a preservarli dall’avanzare dei bianchi? Sì perché il pericolo incombe sotto le mentite spoglie di Mauro Carias, un avido imprenditore senza scrupoli, ed i suoi corrotti complici. Il primo protagonista della storia lo incontriamo subito, fin dall’inizio della storia narrata: è Alexander Cold, un adolescente come tanti, che vive con i genitori, un labrador scemo e due sorelle in un piccolo borgo californiano sulle rive dell’Oceano Pacifico, dal quale è costretto ad allontanarsi a causa della malattia della madre. I genitori infatti hanno deciso di mandare le figlie dalla nonna materna ed il ragazzo da quella paterna. Così Alexander, riluttante a causa dell’allontanamento dalla famiglia e perché teme la nonna paterna, per la quale non prova simpatia, atterra all’aeroporto di New York e si trova subito ad affrontare da solo, perché nessuno si è presentato a riceverlo, le insidie di una città sconosciuta. Privo del bagaglio che gli è stato rubato, semi assiderato per aver dovuto raggiungere a piedi la casa della nonna, Kate Cold, il personaggio che preferisco di tutto il romanzo, il ragazza senza saperlo inizia a prepararsi per l’avventura che l’attende. Kate Cold è una giornalista dell’International Geographic, una nonna sopra le righe, che ha insegnato al nipote a non fumare… facendolo fumare, che ha messo alla prova il suo coraggio e la capacità di adattarsi a tutte le situazioni con atteggiamenti e comportamenti molto spartani, una donna che solo all’apparenza è fredda e anaffettiva ma che adora ascoltare il nipote quando suona il flauto e, secondo me, regalargli quello preziosissimo appartenuto al nonno, un famoso musicista, è un grande gesto d’amore e in Alex rivede proprio il marito defunto. I due partono per un viaggio in Amazzonia, territorio brasiliano, dove Kate (guai se il nipote la chiama “nonna”) ha ricevuto l’incarico di ricercare le tracce di una misteriosa creatura, chiamata semplicemente “la Bestia”, che con il suo fetore riesce a paralizzare le sue vittime. Del gruppo di spedizione fanno parte Ludovic Leblanc, un famoso antropologo, arrogante e presuntuoso, che presume di sapere tutto sulle disprezzate tribù selvagge, che parla di sé in terza persona che dovrebbe risultare odioso al lettore, almeno quanto risulta ai suoi compagni di viaggio, ma sinceramente l’ho trovato estremamente comico. In ogni caso anche lui avrà un ruolo importante nella storia. Poi c’è César Santos, la guida munita di un aereo alquanto scassato, un brasiliano simpatico, intelligente, ironico ed esperto, conoscitore dei luoghi e degli indigeni. Con lui vive e si unisce al gruppo la figlia Nadia, un’adolescente abbandonata dalla madre che mai si era adattata ai luoghi selvaggi del Brasile, mentre la vivace ragazzina conosce molto bene i pericoli della foresta, capisce il linguaggio degli indios e comunica con una strana lingua con lo sciamano Walimai. E’ accompagnata sempre ed ovunque dalla fedelissima scimmietta Borobà che l’avverte dei pericoli, soprattutto della presenza della Bestia. Altri accompagnatori sono la dottoressa Torres che si è unita al gruppo per poter vaccinare gli indios dal morbillo, principale causa delle molte morti nelle tribù; il fotografo Timothy Bruce e il suo assistente Gonzalez, l’indio Karakawe ostico assistente del professor Leblanc e il capitano Ariosto comandante delle truppe al soldo dell’imprenditore. La base di partenza della spedizione è il villaggio di Santa Maria de la Lluvia poi, risalendo il Rio Negro per andare alla ricerca degli Indios e della Bestia. Inizia l’avventura del gruppo che verrà a contatto con gli indios ma anche con la Bestia che uccide uno dei soldati, con Walimai che li inizia alla conoscenza del Popolo della Nebbia, che lì condurrà alla famosa Eldorado non senza problemi, difficoltà, prove di coraggio che metteranno alla prova le loro paure e la conoscenza di se stessi. Non mancano i colpi di scena e i voltafaccia di alcuni di personaggi che si riveleranno diversi da ciò che sembrano. Ma nello svolgimento della trama l’Autrice punta l’obiettivo anche su un problema serio e molto sentito, ancora attuale: la condizione degli indios amazzonici. Oltre al piacere della lettura che con la Allende non viene mai meno, è interessante riflettere su questo tema di vitale importanza, simile al trattamento riservato ai Nativi Americani anche se con qualche difficoltà in più per i bianchi conquistatori: alle praterie americane si contrappone la foresta amazzonica con ancora i suoi misteri ed i suoi pericoli. Voi però vi chiederete chi sono Giaguaro e Aquila che ho citato all’inizio di questo articolo ma non voglio dirvelo, se siete curiosi leggete il romanzo e lo capirete. Come non vi dirò chi è la Bestia, il Popolo della Nebbia, come finirà l’avventura che metterà tutti a dura prova, soprattutto i due ragazzi. Con questo romanzi e i due seguenti Isabel Allende si avvicina narrativamente alla letteratura per ragazzi ma io lo consiglio anche agli adulti perché la fantasia e l’immaginazione non hanno età.
ISABEL ALLENDE è nata a Lima in Perù il 2 Agosto 1942. Nonostante l’abbandono della famiglia da parte del padre, Isabel ed i suoi fratelli, trasferitesi con la madre a Santiago in Cile, riescono a condurre una vita agiata grazie all’aiuto del futuro presidente Salvador Allende, parente del padre. Dopo il golpe di Pinochet e l’assassinio del presidente Allende, Isabel è costretta a lasciare il suo Paese per il Venezuela, stabilendosi a Caracas. Nel 1988 si trasferisce in California con il marito e i due figli, dove eserciterà la professione di giornalista. Il suo primo romanzo, il più famoso, risale al 1982 “La casa degli spiriti” che trae ispirazione dalle vicende della propria famiglia ed è ambientato nella casa del nonno. Lei stessa ha raccontato che l’8 Gennaio 1981 ricevette la telefonata con la quale veniva informata delle gravi condizioni di salute del nonno, che la spinse a scrivergli una lettera che sarebbe poi diventata la trama del romanzo. Da allora la Allende ha preso l’abitudine di iniziare a scrivere i suoi romani sempre l’8 Gennaio. Nel 1984 uscì “D’amore e d’ombra” e poi a seguire altri successi mondiali come “Eva Luna” nel 1987, “Eva Luna racconta” nel 1989. Nel 1991 muore improvvisamente la figlia Paula, per un attacco di porfiria che la ridurrà in coma per un anno; a questa drammatica esperienza Isabel dedicherà il romanzo “Paula” una struggente dichiarazione d’amore materno. Seguiranno altri romanzi tutti di grande successo come “Afrodita” nel 1997, “La figlia della fortuna” del 1999, “Ritratto di seppia” nel 2000. “La città delle bestie” del 2002 da’ il via alla trilogia che ha per protagonisti Giaguaro e Aquila, seguito poi da “Il regno del drago d’oro” del 2003 e “Il bosco dei pigmei” del 2005. Nel 2013 si è cimentata anche con il giallo con il romanzo “Il gioco di Ripper” ma anche con i romanzi storici come “Ines dell’anima mia” basato sulla vita della prima donna spagnola che abbia raggiunto il Perù, Ines Suarez e “L’isola sotto il mare” che racconta la vita della schiava Zarité vissuta a Santo Domingo alla fine del XVIII secolo. Dai suoi romanzi “La casa degli spiriti”, “D’amore e d’ombra” e “Afrodita” sono stati realizzati dei film hollywoodiani.
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