23 Aprile 1899 – Vladimir Nabokov

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“Lolita” di Vladimir Nabokov

L’autore del quale festeggiamo questo mese il compleanno è VLADIMIR NABOKOV e il romanzo che ho scelto è sicuramente quello più famoso da lui scritto, fama forse dovuta anche alle varie trasposizioni cinematografiche che ne sono state tratte da quella di Kubrick a quella di Lyne: “LOLITA”.

Da più parti avevo letto recensioni del tipo che il tema trattato sia una grande storia d’amore, personalmente non sono d’accordo: ciò che prova l’attempato professore Humbert nei confronti dell’adolescente Lolita è solo una perversione malata, un rapporto morboso e pedofilo da parte di un uomo maturo nei confronti di un’adolescente. Non sono d’accordo nemmeno sul fatto che sia la stessa Lolita a sedurre il protagonista perché se posso ammettere che la ragazzina è alquanto “spigliata”, come spesso accade nelle adolescenti che si affacciano per la prima volta alla vita sessuale, ritengo che debba essere sempre la persona adulta ad usare il raziocinio e mantenere un rapporto distaccato e responsabile con la giovane ninfetta. Il racconto viene narrato in prima persona dallo stesso Humbert, che si trova in carcere, anche se all’inizio non sappiamo per quale reato. Lo stesso inizia la sua narrazione, come fosse un memoriale diretto ai giudici, dai quali, come afferma soprattutto alla fine, non si aspetta un’assoluzione dal reato ma la salvezza della propria anima. Perciò Humbert ci riporta alla sua infanzia ed adolescenza, vissuta senza la madre, morta per un incidente, ma con il padre proprietario di un albergo in Francia e fin da subito ci introduce nei suoi sogni erotici, nella sua passione per le adolescenti ma non tutte, solo quelle che lui definisce “ninfette” perché, per dirla con parole sue, pur non essendo magari bellissima, la fanciulla ha un modo di atteggiarsi da “ninfa” e quindi non ha una natura umana ma demoniaca, senza esserne consapevole e comunque deve necessariamente collocarsi come età nel range nove/quattordici anni. Humbert, dopo la morte del suo primo amore adolescenziale che lo perseguiterà a lungo, un matrimonio infelice finito col tradimento della moglie e un divorzio, si trasferisce negli Stati Uniti dove, dopo una serie di esperienze inconcludenti sia lavorative che sentimentali (forse sono troppo dura?!) e un esaurimento nervoso si trasferirà in una piccola città, Ramsdale. Qui prende in affitto una stanza da una vedova Charlotte Haze, che vive con la figlia adolescente Dolores, la quale risveglia nel maturo professore il ricordo di Annabelle, il perduto amore giovanile. Sarà questo ricordo o la perversione malata di un “un cacciatore” ad indirizzarlo verso la giovane? Che ribelle e maliziosa lo è sicuramente ma questo, sempre a mio avviso, non giustifica ciò che accadrà in seguito. Guarda caso il professore scopre la passione che la vedova Haze prova verso di lui e ne coglie subito il possibile vantaggio: sposare la madre gli permetterà di restare in quella casa, accanto a Dolores o meglio Lolita come la chiamerà lui, approfittando così dell’opportunità di mettere in atto le manipolazioni, gli avvicinamenti, cogliere le occasioni per dare vita alle proprie perversioni. Infatti, approfittando dell’assenza della ragazza spedita dalla madre (il rapporto tra le due non è sereno anzi è decisamente conflittuale) in campeggio, Humbert presenterà la sua proposta di matrimonio alla vedova che accetta, talmente perduta (e secondo me profondamente bisognosa d’amore e di attenzioni maschili) da celebrare in tutta fretta la cerimonia. Quando Humbert scopre che la neo moglie in realtà è ben lungi dal volere condividere la sua nuova esperienza coniugale anche con la figlia, ma anzi è sua ferma intenzione mandarla in un collegio, gli parte un neurone (per dirla in termini più moderni rispetto a quelli usati nel romanzo), tanto che inizia a pensare, escogitare e ci manca poco anche ad attuare l’omicidio dell’attempata sposina. Il fato, che nel romanzo viene definito McFato, gli da una mano: quando la moglie scopre per caso l’interesse del marito nei confronti della figlia, nel tentativo di spedire delle lettere accusatorie, esce di casa, attraversa di corsa la strada e viene investita da un’auto e muore. Seppellita la moglie, all’insaputa della ragazza della quale ora si ritrova ad essere patrigno, Humbert chiude la casa e raggiunge Lolita al campeggio. Mente sulle condizioni di salute della madre, dicendole che è gravemente malata (e qui devo dire che l’indifferenza della figlia nei confronti della donna è indice di quanta superficialità alberga in questa ragazzina ma ripeto che questo non giustifica il comportamento dell’adulto) inizia con lei un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti, vagabondando da un motel all’altro, riempiendola di regali e attenzioni, esaudendo ogni capriccio della ninfetta al solo scopo di ottenere quelle attenzioni sessuali che la sua perversione anela. E’ vero che Humbert non è la prima esperienza sessuale di Lolita e che lei è consenziente, anzi diciamo pure profittatrice della situazione, sa come manipolare l’attempato amante ma lui resta comunque un uomo ossessionato dalle giovinetta, al quale occorreva uno psichiatria, ma anche molto bravo. Dopo un anno di peregrinazioni, Humbert decide che Lolita deve ricevere un’educazione scolastica adeguata, pertanto decide di stabilirsi a Breadsley dove iscrive la giovane ad una scuola ovviamente femminile. Non solo, ma le impedisce di frequentare i coetanei onde evitare incontri con giovani maschi che potrebbero insidiare il suo “amore”, finché le continue ribellioni di Lolita e un incontro con la direttrice della scuola (vi raccomando di leggere il programma di studi di questo istituto!) lo convincono a farle frequentare un corso di recitazione, finalizzato a realizzare una recita scolastica ma al patrigno la giovane proibisce di partecipare a tutte le prove. Al corso Lolita incontra il commediografo Quilty, che aveva già conosciuto con la madre, il quale rimane molto colpito dalle capacità recitative della ragazza ma la sera della prima scoppia una lite furibonda tra i due amanti e lei scappa di casa: Humber, dopo averla cercata ovunque, la trova mentre esce raggiante da una cabina telefonica e, come se nulla fosse accaduto, torna a casa con lui e lì gli comunica il desiderio di riprendere a viaggiare. Il patrigno, preoccupato anche per le voci che iniziano a girare nella cittadina che li riguardano, accetta, come accetta anche il fatto che sia lei a tracciare l’itinerario di questo nuovo vagabondare. Durante il viaggio Humbert ha la sensazione di essere seguito, poi prende vita il dubbio che Lolita sappia chi sia la persona che li segue, che potrebbero essere complici di qualcosa ma ogni tentativo di farla parlare non riescono a sortire il risultato di una confessione. Poi Lolita si ammala e il patrigno è costretto a ricoverarla in ospedale dal quale lei, approfittando del fatto che anche Humbert non si sentirà bene e non potrà andarla a trovare, scapperà e farà perdere le proprie tracce. L’amante impazzisce al punto di iniziare a cercarla ovunque, rifacendo a ritroso il percorso fatto con lei, i luoghi dove hanno sostato insieme e dove sicuramente ha sostato colui che l’ha aiutata nella fuga, il suo complice, colui che gli ha sottratto il prezioso giocattolo di piacere (per me di questo si tratta). e del quale cerca tracce che possano identificarlo, ma senza successo. Per tre anni non saprà niente della figliastra/amante, volatilizzata nell’immensità degli Stati Uniti finché riceve una lettera da lei, oramai diciassettenne, nella quale gli rivela ciò che è diventata, la sua condizione e il fatto che si trova in difficoltà economiche. Quello che accadrà da qui in poi non voglio rivelarlo per non guastare il gusto di leggerlo eventualmente ne foste interessati. Personalmente mi sono trovata spesso in difficoltà sia per l’uso di frasi in francese, lingua che purtroppo non conosco, ma anche per l’utilizzo di termini difficili per i quali occorre il dizionario. Tratta un argomento scabroso ma non in modo scabroso (mi si perdoni il gioco di parole) ovvero non in modo esplicito come spesso accade ultimamente in certi bestsellers erotici di dubbio gusto. Non mi ha trasmesso emozioni o sensazioni positive: la vicenda disperata di Humbert è solo una trasposizione di una perversione malata del protagonista che non rincorre il perduto amore ma la perdita del proprio giocattolo erotico e se all’inizio si nutre di questo soddisfacimento personale poi, rimasto solo, si nutre dell’odio implacabile verso colui che lo ha privato di ciò. Humbert è una mente malata.

VLADIMIR NABOKOV è uno scrittore russo nato a San Pietroburgo il 23 Aprile 1899, figlio di un politico morto assassinato e da una nobile russa. La famiglia lasciò la Russia dopo la rivoluzione del 1917 per la Crimea  e poi per la Gran Bretagna. Dopo aver finito gli studi a Cambridge, si trasferirono a Berlino dove venne assassinato il padre e poi a Parigi, dove iniziò a farsi conoscere per i suoi scritti in russo e pubblicati con lo pseudonimo Sirin. Nel 1925 sposò Vera Slonim dal quale ebbe il figlio Dimitri e con loro, nel 1940, si trasferì negli USA dove ottenne la cittadinanza. Da questo momento iniziò a scrivere le sue opere in inglese e qui raggiunse la fama internazionale, anche grazie al romanzo “Lolita” che destò grande clamore in tutto il mondo per l’argomento trattato, accentuato dalla realizzazione del primo film che ne venne tratto per la regia di Stanley Kubrick. Il romanzo venne rifiutato da molti editori che chiesero molti tagli che Nabokov non volle apportare. Infine venne pubblicato a Parigi da un’importante Casa Editrice di letteratura erotica nel 1955 ma poi venne bandito dalla stessa Francia per due anni. Nel 1961 tornò in Francia, a Montreux, dove muore il 2 Luglio 1977.

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