
Dopo quasi venticinque anni di “militanza” nel Circolo Culturale LaRocca il mio vecchio quaderno degli aforismi, annotati in anni ed anni di ricerche, è diventato QUATTRO quaderni. Periodicamente li sfoglio, sia in concomitanza di altre ricerche, sia per il piacere di leggere pillole di saggezza che stimolano la riflessione. La mia logorrea mi porta ad ammirare coloro che hanno la capacità di esprimere pensieri profondi in poche parole. E’ il caso di Mark Twain, il festeggiato di novembre, del quale ho nel tempo collezionato decine di aforismi, fra i quali:
“Tra venti anni sarai più dispiaciuto per le cose che non hai fatto che per quelle che hai fatto. Quindi sciogli gli ormeggi, naviga lontano dal porto sicuro. Cattura i venti dell’opportunità nelle tue vele. Esplora. Sogna. Scopri”.
“Stai lontano da chi tenta di frenare le tue ambizioni, le persone da poco lo fanno sempre, ma solo chi è veramente grande ti fa sentire che anche tu puoi diventare come lui”.
“Mi sveglio e do l’opportunità alla giornata che mi sta dinanzi di essere la più bella della mia vita”.
Un grande.
Nell’infanzia tutti noi abbiamo ricevuto in dono libri che hanno stimolato la nostra immaginazione, ci hanno insegnato il valore dell’amicizia o allenati all’empatia e alla gentilezza. Sicuramente almeno un testo di Mark Twain occhieggia nella nostra biblioteca. Io ne ho tre – vecchissimi, letti e riletti – “Le avventure di Tom Sawyer”, “Le avventure di Huckleberry Finn”, “Il principe e il povero”. Li ho amati tutti, ma decisamente il primo – pubblicato tra il 1876 e il 1878 – è il mio preferito. Attraverso la leggerezza del romanzo e con uno stile limpido e ironico, Twain celebra l’infanzia come stagione di purezza e di ribellione e dipinge un ritratto affettuoso dell’America semplice e contraddittoria che conosceva ed amava. Ci racconta la libertà, l’immaginazione e il coraggio dei ragazzi di fronte alle ingiustizie del mondo adulto.
Ambientato negli anni precedenti la guerra di secessione americana nella sonnacchiosa cittadina immaginaria di St. Petersburg, sulle rive del Mississippi, “Le avventure di Tom Sawyer” racconta le marachelle di Tom, un ragazzo vivace, curioso e sognatore, che vive con la paziente zia Polly, il fratellastro Sid e la cugina Mary. Tom è un piccolo eroe dell’immaginazione: insofferente alle regole, pronto all’amicizia e alla scoperta, capace di vedere un tesoro anche dove gli altri vedono solo polvere. Il giovane passa le giornate tra la scuola, le fughe con gli amici Huckleberry Finn e Joe Harper e le avventure con Becky, la figlia del giudice Thatcher, di cui è innamorato. Tra scherzi e imprese audaci, Tom e Huck assistono per caso all’omicidio del dottor Robinson, il medico del paese, per mano del temibile Joe l’indiano. Per paura tacciono, ma il peso del segreto li spinge a cercare giustizia e riscatto. Viene infatti accusato del crimine l’ubriacone del paese, Muff Potter, ma Tom, attanagliato dai sensi di colpa, dopo aver fatto visita in prigione al povero recluso, decide di testimoniare contro l’indiano. Al termine del romanzo Tom e Huck trovano il tesoro nascosto dell’Indiano Joe, diventando gli eroi della città.
Mark Twain, pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens, nacque il 30 novembre 1835 a Florida, nel Missouri (Stati Uniti), sulle rive di quel grande fiume che sarebbe diventato l’anima della sua immaginazione: il Mississippi. Twain lavorò come tipografo, giornalista e pilota di battello fluviale, esperienza che influenzò profondamente la sua immaginazione narrativa. Durante i suoi viaggi nel West raccolse materiali e ispirazioni che confluirono nelle sue prime opere di successo, come il racconto “Il famoso ranocchio saltatore della contea di Calaveras” (1865). Il nome “Mark Twain”, tratto dal gergo dei battellieri e indicante “due braccia di profondità”, ossia una misura di sicurezza per la navigazione, divenne presto sinonimo di una voce nuova e inconfondibile nella letteratura americana. Con lui l’umorismo si fece strumento di critica, la leggerezza divenne veicolo di verità, e la provincia americana trovò un suo linguaggio universale. Nel 1870 sposò Olivia Langdon dalla quale ebbe quattro figli. Con “Le avventure di Tom Sawyer” (1876) e “Le avventure di Huckleberry Finn” (1884), Twain restituì alla letteratura l’infanzia: libera, ribelle, ingenua e al tempo stesso saggia. Attraverso le sue pagine si respira il profumo del fiume, la polvere delle strade di campagna, l’eco di una società che cercava se stessa tra il progresso e la memoria. Negli anni della maturità, segnati da lutti familiari e difficoltà economiche, il sorriso di Twain si fece più amaro, ma non perse mai la lucidità. Opere come “Il diario di Adamo ed Eva” o “Il misterioso straniero” rivelano la profondità filosofica e la malinconia di uno scrittore che, pur deluso dagli uomini, continuò a credere nel potere della parola. Quando morì, il 21 aprile 1910, molti dissero che con lui si era spento “il cuore ironico dell’America”. In realtà il suo spirito continua a vibrare ogni volta che un lettore, sorridendo, riconosce se stesso nei sogni e nelle ribellioni di un ragazzo del Mississippi. Una curiosità legata a Twain: nacque nell’anno in cui avvenne il passaggio della Cometa di Halley e morì lo stesso anno in cui questa compì nuovamente il suo passaggio.
di Silvia Corsinovi
Nessuna risposta.