
Non conoscevo Raffaele La Capria come scrittore ma solo di nome , avendo questo suo romanzo “Ferito a morte” nella mia libreria ancora da leggere, ho approfittato di questa rubrica mensile del nostro blog per esplorare la vita e le opere di questo scrittore. Questo mese infatti ricorre il suo compleanno e quindi eccomi qua con un romanzo, col quale ho riscontrato qualche difficoltà di lettura. La storia è ambientata tra Napoli e la costiera amalfitana, in una giornata estiva del 1954, durante la quale un gruppo di giovani indolenti della buona borghesia napoletana, passano il tempo tra gite in barca, vita mondana, chiacchiere e pettegolezzi, scherzi e giochi in luoghi riservati come il Circolo Nautico, il Bar Middleton. Per far un parallelo questi giovani si possono paragonare ai vitelloni di felliniana memoria (il primo titolo attribuito dall’autore era “Leoni di giugno“, proprio per questo). La narrazione alterna flash e ricordi allo scorrere lento e noioso della giornata, con Massimo il protagonista che torna con la memoria al 1943 quando, durante un bombardamento, incontra per la prima volta Carla, l’amore mai dimenticato. Il protagonista Massimo De Luca si trova a casa dei genitori, per il pranzo in famiglia, prima della partenza per Roma dove inizierà a lavorare. Il romanzo si conclude con un salto temporale di sei anni, quando Massimo, che oramai vive stabilmente nella capitale, torna a Napoli, dove incontra gli amici di un tempo con le loro vite così diverse da come le avevano immaginate, tra disillusioni e fallimenti. Anche Napoli, il luogo disincantato della sua giovinezza, la città che “o ti ferisce a morte o t’addormenta“, è cambiata e non corrisponde più ai suoi sogni giovanili. I temi del romanzo sono proprio questi: la giovinezza perduta insieme ai suoi sogni, la malinconia, il trasformarsi dei luoghi, un tempo cari, in un qualcosa di estraneo che ti inghiotte e ti travolge come la folla di turisti indifferenti sulla piazzetta di Capri. Personalmente ho trovato la narrazione un pò lenta, sonnolenta come la giornata estiva che apre il romanzo però interessante perché rappresenta uno spaccato di vita del nostro dopoguerra che, non avendolo vissuto, sono sempre ben disposta a conoscere e approfondire. “Ferito a morte” vinse il Premio Strega nel 1961.
Raffaele La Capria nasce a Napoli il 3 Ottobre 1922, dove trascorse l’infanzia e la giovinezza, che racconterà in diverse sue opere. Durante la sua carriera ha collaborato con alle pagine culturali di alcuni giornali e riviste come il Corriere della Sera e Nuovi Argomenti. E’ stato autore di programmi radiofonici per la RAI e sceneggiatore dei film di Francesco Rosi come “Le mani sulla città” e “Uomini contro“; ha collaborato con Lina Wertmuller alla sceneggiatura del film “Ferdinando e Carolina“. Il suo primo romanzo risale al 1952 “Un giorno d’impazienza“, seguito poi da “Ferito a morte“, il suo preferito, nel 1961 e “Amore e psiche” nel 1973: questi tre opere vennero poi raccolte nel volume “Tre romanzi di una giornata” nel 1982. Seguiranno molti altri con Napoli quasi sempre presente, se non protagonista. Nel 1961 “Ferito a morte” gli valse il Premio Strega, nel 2001 gli venne assegnato il Premio Campiello alla carriera, nel 2002 il Premio Chiara sempre alla carriera, nel 2005 il Premio Viareggio per la raccolta “L’estro quotidiano“. Nel 1966 sposò l’attrice Ilaria Occhini. Muore a Roma il 26 Giugno 2022, riposa con la moglie nel cimitero acattolico di Capri. A lui si è liberamente ispirato Paolo Sorrentino per il personaggio di Jeb Gambardella nel film “La grande bellezza“
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