Nel 1950 il Premio Nobel per la Letteratura venne assegnato a me, Saint-John Perse, decimo scrittore francese insignito di tale onore, “per l’ambizioso volo e le evocative immagini della sua poesia”.
In realtà Saint-John Perse era il mio pseudonimo, mi chiamavo Alexis Léger ed ero nato a Pointe-à-Pitre, dipartimento francese d’oltremare della Guadalupa, il 31 Maggio 1887. Utilizzai anche lo pseudonimo di Alexis Saint-Leger Leger, senza l’accento. Ero l’unico maschio di cinque figli di una famiglia aristocratica: mia madre, Françoise Renée Dormoy, era figlia di bianchi creoli residenti da molti anni nelle Antille, mentre la famiglia di mio padre Amédée vivevano in Guadalupa dal 1815. Avevamo due piantagioni: una di canna da zucchero e l’altra di caffè. Io trascorsi la mia infanzia paradisiaca, nonostante la perdita di una sorella nel 1895, in Guadalupa fino al 1899, sempre a contatto con la natura, sviluppando una sensibilità particolare per gli animali e godendo di grande libertà e scambio culturale vista la varietà di razze che popolavano l’isola. Da bambino seguii le lezioni private da un vecchio ufficiale di marina, da un botanico e da un maestro di latino. Nel 1897 la situazione economica e politica nel mio paese, da tempo in crisi nel settore della canna da zucchero e a causa dell’elezione del primo deputato nero all’Assemblea Nazionale, il socialista Hégésippe Légitimus, si deteriorò ancora di più causando la rovina di molte famiglie di possidenti come la mia, tanto che fummo costretti a trasferirci in Francia. Ci stabilimmo a Pau, città cosmopolita sui Pirenei, dove c’erano molti immigrati. Per me fu un trasferimento traumatico, nonostante ciò trascorrevo il mio tempo praticando molti sport. Ebbi anche l’occasione di frequentare il poeta Francis Jammes che conobbi nel 1902. Dopo il diploma liceale, mi iscrissi all’Università di Bordeaux, facoltà di diritto ma seguii anche corsi di lettere, filosofia e medicina. Le mie letture preferite erano Pindaro, del quale approntai anche traduzioni, Baudelaire, Bossuet. Nei circoli culturali che frequentavo conobbi grandi scrittori come André Gide e Paul Claudel, tra gli altri, che mi incoraggiarono nella carriera letteraria. Nel 1907 dovetti interrompere gli studi perché la situazione economica della mia famiglia era peggiorata a causa della morte violenta di mio padre, riuscii comunque a laurearmi tre anni dopo. La mia prima pubblicazione si trattò di una serie di prose poetiche incentrate sulla figura dell’esiliato che nel 1909 vennero pubblicate sulla rivista “Nouvelle Revue Française“, testo che ottenne un ottimo successo e venne musicato nel 1918 dal compositore francese Louis Durey, per canto e orchestra da camera. Naturalmente queste composizioni traevano ispirazione dalla mia infanzia e dal mio rifiuto dell’Europa: io mi ritenevo “uomo d’Atlantico”. Nel 1911 pubblicai la mia prima raccolta di poesie con lo pseudonimo Saint-Leger Leger ed ottenni un grande successo ed apprezzamento per l’originalità. Il canto V del poema venne musicato dal compositore francese Darius Milhaud, mentre altre ancora da Louis Durey. Miei testi piacquero ad Apollinaire che li definì “singolari”, termine che non apprezzai molto. Nel 1912 con la mia famiglia ci trasferimmo a Parigi dove venni coinvolti nei circoli letterari di André Gide e Paul Valéry e in quelli musicali di Stravinskij, Boulanger e Les Six. Nel 1914 decisi di impegnarmi nella carriera diplomatica, vinsi infatti il concorso per entrare al Ministero degli Affari Esteri e ciò mi permise di viaggiare tra Spagna, Germania e Inghilterra. Dal 1916 al 1921 ricoprii la carica di segretario all’ambasciata francese di Pechino, dove intrapresi un importante percorso filosofico e intellettuale a contatto con la spiritualità orientale. Nel 1921 partecipai alla conferenza sul disarmo che si tenne a Washington e venni notato da Aristide Briand, un politico francese, che mi assunse come assistente. Proprio per separare l’attività diplomatica da quella letteraria scelsi, dopo un’approfondita ricerca fonetica, di assumere lo pseudonimo Saint-John Perse e come tale pubblicai nel 1924 “Anabase“, un’opera che verrà tradotta da Thomas Stearn Eliot, Rainer Maria Rilke e Giuseppe Ungaretti tra i tanti e che costituì l’apice della mia attività letteraria. Quello stesso anno venni nominato direttore del gabinetto diplomatico di Briand, incarico che mantenni fino alla sua morte, dopo la quale continuai a ricoprire importanti posti governativi. Alla Conferenza di Monaco del 1938 mi opposi inutilmente alla cessione della Cecoslovacchia alla Germania, rendendo la mia posizione molto difficile, tanto che due anni dopo venni rimosso dal mio incarico. Così nel 1940 lascia la Francia per gli Stati Uniti, venni privato della Legion d’Onore e della nazionalità francese dal Governo di Vichy ma rifiutai di entrare a far parte della Francia Libera. Mi trovai in difficoltà economiche finché lo scrittore Archibald MacLeish, Direttore della Biblioteca del Congresso, mi offrì l’incarico di consigliere letterario. Venni anche raggiunto a Washington dalla mia compagna Lilita Abreu, di origini cubane, ma rifiutai però la cattedra all’Università di Harvard per potermi concentrare sul mio lavoro che fu molto prolifico. Nel 1944, con la liberazione della Francia dal Nazismo, mi venne restituita la nazionalità francese ma rimasi negli Stati Uniti per molti anni ancora, anche se impegnato in molti viaggi. Tornai a trascorrere lunghi soggiorni in Francia, grazie alla disponibilità di una villa nel Varo di Provenza, messa a disposizione da ammiratori e mecenati americani. Nel 1958 convolai a nozze con l’americana Dorothy Milburn Russell. Grazie al Nobel ricevuto nel 1960 divenni popolare anche in Francia dove, a causa dei molti anni trascorsi all’estero, non ero così conosciuto come scrittore: questo premio segnò la mia consacrazione mondiale. Negli ultimi anni della mia vita mi dedicai alla curatela del volume contenente le mie “Opere complete” che mi tenne occupato per una decina di anni, volume che contribuì a creare la mia leggenda. Lasciai questa vita terrena cinquant’anni fa esatti, il 20 Settembre 1975 nella mia villa in Provenza e riposo nel cimitero di Giens, lasciando incompiuta l’ultima raccolta di mie poesie. Lasciai alla città di Aix-en-Provence la mia collezione che comprendeva manoscritti delle mie opere, corrispondenza, foto, oggetti personali, opere d’arte, lascito per il quale è stata creata un’apposita fondazione. A voi dedico questi brani tratti da “Anabasi“
Da Anabasi
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Nasceva un puledro sotto foglie di bronzo. Un uomo mise delle bacche amare nelle nostre mani. Straniero. Che passava. Ed ecco già rumore d’altre province a me gradite. “Io ti saluto, figlia mia, sotto il più grande albero dell’anno.”
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Perché il sole entra in Leone e lo Straniero ha messo il dito nella bocca dei morti. Straniero. Che rideva. E ci parla di un’erba. Ah! tanti soffi nelle province! Quanta agiatezza è nelle nostre vie! quanto la tromba mi delizia e la penna è sapiente ad ogni scandalo dell’ala… “Anima mia, grande figlia, avevi modi tuoi che non son quelli nostri.”
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Nacque un puledro sotto foglie di bronzo. Un uomo mise queste bacche amare nelle nostre mani. Straniero. Che passava. Ed ecco un gran rumore da un albero di bronzo. Bitume e rose, dono del canto! Tuono e flauti nelle stanze! Ah ! tanta agiatezza nelle nostre vie! Ah! tante storie nell’anno, e lo Straniero ai modi suoi lungole strade di tutta la terra!… “Io ti saluto, figlia mia, sotto la veste più bella dell’anno.”
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