PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA: anno 1963 Giorgos Seferis

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Nel 1963 il Premio Nobel per la Letteratura venne assegnato a me, Giorgos Seferis, primo scrittore greco a ricevere tale onore, “per i suoi scritti eminentemente lirici, ispirati da un profondo legame con il mondo della cultura ellenica”. 

Il mio nome vero era Georgios Seferiadis e nacqui a Smirne, oggi in Turchia, il 13 Marzo 1900. Seguendo mio padre che era non noto giurista e letterato, mi ritrovai a completare i miei studi di Giurisprudenza a Parigi. Nel 1922 accadde un evento storico che mi segnò profondamente: quello che è passato alla storia come la “catastrofe dell’Asia Minore”, ovvero l’abbandono dell’Asia Minore da parte delle millenarie comunità greche che l’avevano abitata, con la definizione degli attuali confini dello Stato ellenico. Per me giovane poco più che ventenne rappresentò una ferita profonda per il mio animo, tanto che la mia poetica si basò sui popoli e sulle civiltà in esilio. Tornai ad Atene ed entrai nel corpo diplomatico ma, nel 1941, a causa dell’invasione nazista, seguii il governo greco in esilio al Cairo. Viaggiai molto: a Parigi entrai in contatto con l’ambiente artistico, a Londra appresi la poesia di Eliot ma anche autori francesi come Mallarmé e Valery, dei quali realizzai delle traduzioni. Le mie prime poesie erano impregnate del simbolismo francese. Nel 1935 fondai la rivista “Lettere nuove” e pochi mesi dopo pubblicai la raccolta “Romanzo” con protagonisti alcuni miti dell’antichità classica. Non dimenticai di certo la tradizione culturale greca antica e moderna, che furono per me fonti preziose di ispirazione. Nei miei viaggi mi recai anche in Albania, nel Nord Africa e in Medio Oriente. Il presentimento di un imminente conflitto mondiale e l’amara esperienza dell’esilio, incupirono le mie poesie delle due raccolte “Giornale di bordo” uscite nel 1940 e 1945. Il ritorno in Patria ha ispirato il poemetto “Il tordo” del 1947, considerato un capolavoro della letteratura di tutti i tempi. La magia del paesaggio cipriota illumina le poesie del mio terzo “Giornale di bordo” del 1955, in contrasto con la drammatica crisi politica che insanguinava l’isola. Nel 1962 la mia carriera diplomatica si concluse come ambasciatore a Londra. Nel 1963 arrivò il Nobel e nel 1969 presi posizione apertamente e duramente con tra la dittatura dei colonnelli nel mio paese, tanto che persino il mio funerale divenne una grande dimostrazione contro il governo militare. Nel 1966 uscì l’ultima raccolta, “Tre poesie segrete“. Lasciai questa terra ad Atene il 20 Settembre 1971. Postumo è stato pubblicato il romanzo “Spinotti sull’Acropoli” concepito in gioventù. Dal 1973 sono stati pubblicati i miei diari che avevo redatto dal 1925 fino alla mia morte. Ho l’onore di essere considerato uno dei massimi poeti greci del secolo scorso ed alcuni miei versi sono stati musicati da Mikis Theodorakis. A voi dedico questa poesia, “Rifiuto“, da lui musicata e che assunse poi un significato politico e civile per i Greci e che venne intonata dalla folla immensa che partecipò al mio funerale. 

“Sulla spiaggia nascosta
e bianca come una colomba
avevamo sete a mezzogiorno
ma l’acqua era salmastra.
Avevamo sete a mezzogiorno
ma l’acqua era salmastra.
Sopra la sabbia bionda
scrivemmo il suo nome.
Splendido! Ché soffiò la brezza
e la scritta si cancellò.
Splendido! Ché soffiò la brezza
e la scritta si cancellò.
Con che cuore, con che respiro
– che speranze e che cori –
afferrammo la nostra vita: errore!
e cambiammo vita.
Afferrammo la nostra vita: errore!
e cambiammo vita”.

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