22 Giugno 1898 – Erich Maria Remarque

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“…Perché ci hanno ingannati, ingannati come forse non sospettiamo nemmeno. Perché si è orribilmente abusato di noi! Ci dissero patria e intendevano i progetti d’occupazione di un’industria famelica; – ci dissero onore e intendevano i litigi e i desideri di potenza d’un pugno di diplomatici ambiziosi e di prìncipi; ci dissero nazione e intendevano il bisogno di attività di alcuni generali disoccupati!”… “Capisci? Nella parola patriottismo hanno pigiato tutte le loro frasi, la loro ambizione, la loro avidità di potenza, il loro romanticismo bugiardo, la loro stupidità, il loro affarismo e ce l’hanno presentato poi come un ideale radioso. E noi abbiamo creduto che fosse la fanfara trionfale di un’esistenza nuova, forte, possente. Capisci? Abbiamo fatto la guerra contro noi stessi, senza saperlo. E ogni proiettile che colpiva nel segno, colpiva uni di noi. Stai a sentire, te lo strillo negli orecchi: la gioventù del mondo s’è messa in moto, e in ogni paese ha creduto di combattere per la libertà! E in ogni paese l’hanno ingannata abusandone, in ogni paese ha combattuto per interessi anziché per ideali, in ogni paese s’è massacrata ed estirpata a vicenda. Non capisci? Non c’è che una sola lotta: la lotta contro la menzogna, la mediocrità, il compromesso, il vecchiume! Noi invece ci siamo lasciati irretire nelle loro frasi e abbiamo combattuto per loro, anziché contro di loro. Credevamo che si trattasse dell’avvenire. Si andava invece contro l’avvenire. Il nostro avvenire è morto, perché è morta la gioventù che lo reggeva… Una generazione è stata distrutta. Una generazione di speranze, di fede, di volontà, di forza, di capacità fu ipnotizzata, in modo che ha distrutto se stessa a cannonate, pur avendo in tutto il mondo le stesse mète”

Ho iniziato questo articolo della rubrica “Il compleanno dello scrittore” con queste parole che colpiscono come un maglio in pieno stomaco. Le ha scritte nel 1931 Erich Maria Remarque nel suo romanzo “La via del ritorno” e fanno riferimento alla I° Guerra Mondiale: sono passati oltre 100 ed oggi sono più che mai attuali!  “La via del ritorno” è il seguito di “Niente di nuovo sul fronte occidentale” ed anticipa il romanzo “I tre camerati“. Racconta la tragedia di alcuni ex combattenti della I° Guerra Mondiale, quei soldati tedeschi usciti sconfitti da un conflitto che non aveva precedenti nella Storia dell’umanità, ma che avrà dei seguiti estremamente pesanti. Questi uomini si dibattono tra le difficoltà di una patria moralmente e materialmente distrutta; una volta tornati a casa si troveranno a sostenere la più amara ed inaspettata delle battaglie, quella contro le umiliazioni, l’acredine di chi gli attribuisce, più o meno apertamente, la responsabilità della sconfitta (ma non è così per ogni reduce? Penso a quei soldati americani sopravvissuti al Vietnam tanto per dirne una). Si ritroveranno a “combattere” psicologicamente anche contro se stessi, ad un vuoto incolmabile, penoso che li fa sentire morti dentro. Trentadue uomini su oltre cinquecento riattraversano la Francia per tornare in Patria, con le divise a brandelli, sudici, feriti, miseri, affamati, giovani e vecchi ma senza età, che hanno in comune l’orrore vissuto nelle trincee e i ricordi dei compagni perduti, dei missili che solcano il cielo, delle bombe, dei lampi dell’artiglieria, dell’inferno vissuto per quattro anni. Durante il cammino incontrano i nemici vincitori: gli Americani con le divise pulite, mantelli nuovi, scarpe impermeabili ed incredibile, della misura giusta, loro che hanno addosso solo stracci e scarponi trovati qua e là, appartenuti ai compagni che non ce l’hanno fatta. Per questi uomini laceri e sconfitti non ci sono fanfare e festoni a festeggiare il ritorno a casa, non ci sono ragazze sorridenti ed accoglienti, a dire il vero non c’è niente e nessuno, tutti tornati alla propria vita, indifferenti al destino dei reduci. Ecco inizia da qui il ritorno ad una “normalità” agognata ma difficile perché nessuno di loro è più quello di prima della guerra ed anche se il mondo è andato avanti, persino le loro famiglie in qualche modo, loro sono rimasti a quelle trincee, a quell’inferno che hanno vissuto e che gli è rimasto attaccato addosso come un cancro che li corrode e li consuma. Questo è considerato il romanzo migliore di Remarque che, pur avendo combattuto nella I° Guerra Mondiale (o forse proprio perché ha vissuto quell’esperienza) era un pacifista e con i suoi romanzi racconta la mostruosità delle guerre. Queste denunce, soprattutto quelle contenute in “La via del ritorno” gli costarono l’esilio da parte dei Nazisti. Mentre “Niente di nuovo sul fronte occidentale” è una lettura che risale alle scuole medie, questo romanzo era in attesa di essere letto ed esplorato, per questo l’ho scelto per celebrare il compleanno dell’autore di questo mese. Il periodo che ho riportato all’inizio di questo articolo mi ha colpito in modo particolare, per questo, nonostante la lunghezza, ho voluto riportarlo quasi interamente perché non perdesse il senso ed il significato, il messaggio che l’autore ci tramanda in modo forte e prepotente attraverso uno dei soldati reduci. Alla fine mi sono chiesta cosa sia cambiato in oltre 100 anni di storia! Assolutamente nulla se non che ai cannoni oggi si preferisce i missili intelligenti (almeno loro visto che il genere umano ne è carente) ed i droni ma per il resto è rimasto tutto uguale: falsi ideali, falsi principi, solo interessi personali, morte (soprattutto di civili innocenti), distruzione, fame e malattie. Alla fine per dirla come Brecht “…Fra i vinti la povera gente faceva la fame, fra i vincitori faceva la fame la povera gente ugualmente“.

Erich Maria Remarque, il cui vero nome era Erich Paul Remark, è uno scrittore tedesco nato il 22 Giugno 1898. Crebbe in una famiglia operaia con lontane origini francesi. A 18 anni venne chiamato alle armi ed inviato nel fronte occidentale, dove rimase ferito. Finita la guerra svolse diversi lavori prima di diventare giornalista. Nel 1929 uscì il suo primo romanzo “Niente di nuovo sul fronte occidentale” che pubblicò adottando il nome d’arte che conosciamo: Maria in onore della madre e Remarque in omaggio alle origini francesi. Il romanzo ottenne subito un grande ed inaspettato successo, così come quelli successivi, anche grazie ad un linguaggio semplice. Nel 1933 i Nazisti bruciarono e misero al bando le sue opere, misero in giro per propaganda contro di lui che fosse di origini ebree francesi. Oltre ai succitati romanzi, Remarque scrisse anche “La notte di Lisbona” dove racconta la storia drammatica di un antinazista; da “Tempo di vivere, tempo di morire” ne trassero un film nel quale recitò una piccola parte lo stesso autore. Erich Maria Remarque morì a Locarno, in Svizzera il 25 Settembre 1970, dove era ritornato dopo aver vissuto per un periodo negli Stati Uniti, dove intanto si era sposato e separato dalla prima moglie due volte, dove intraprese una relazione burrascosa con Marlene Dietrich.  Tornato in Svizzera sposò l’attrice Paulette Goddard che gli rimase accanto fino alla morte. La sua città natale Osnabrück gli ha dedicato il museo Centro della Pace Erich Maria Remarque che si occupa di conservare la sua opera e a diffonderla nel mondo.

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