PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA: anno 1962 John Steinbeck

Categorie:

Nel 1962 il Premio Nobel per la Letteratura venne assegnato a me, John Steinbeck, per “Per i suoi scritti realistici e fantasiosi, che uniscono un umorismo simpatico a un’acuta percezione sociale

Nacqui a Salinas, capoluogo della contea di Monterey, in California il 27 Febbraio 1902. Il mio nome per esteso era John Ernest Steibeck Jr. Mio padre, John Ernest Sr., era di origini tedesche e inglesi, mia madre Olive Hamilton era un’irlandese molto determinata. Mio padre svolgeva il lavoro di tesoriere della contea di Monterey, mentre mia madre era un’insegnante. La mia infanzia è stata serena, avevo due sorelle maggiori Esther e Elizabeth e una più piccola Mary. Crebbi sviluppando un forte legame affettivo con i miei luoghi natii, ovvero la valle di Salinas ma anche la costa del Pacifico dove, con la mia famiglia, trascorrevo le vacanze estive. Ero un ragazzo timido e schivo e a 14 anni decisi che avrei fatto lo scrittore, tanto che iniziai a scrivere racconti e poesie. Nel 1919 mi iscrissi alla Stanford University, dove frequentai corsi di letteratura inglese e scrittura creativa. Nei sei anni successivi interruppi spesso gli studi per lavoretti saltuari che mi permisero di  venire a contatto con un ambiente che poi influenzò molto la mia arte. Fui costretto a lasciare definitivamente gli studi, senza conseguire la laurea, cercai di entrare nel mondo letterario pubblicando articoli, racconti e poesie su riviste e giornali. Nel 1925 provai a trasferirmi a New York dove lavorai per un pò come giornalista ma, dopo un anno dovetti tornare a casa: questa mia esperienza newyorchese divenne protagonista di “Come si diventa newyoirchesi”. Tornato a casa lavorai per due anni come custode di una residenza estiva sul lago Tahoe, occupazione che mi lasciava molto tempo libero, così nell’Agosto del 1929 pubblicai il mio primo romanzo, “La santa Rossa” . L’anno successivo sposai Carol Henning e ci trasferimmo a Pacific Grove, dove vivemmo per un pò grazie all’aiuto economico dei miei genitori. In quell’anno conobbi il biologo marino Edward Ricketts, con il quale nacque una bella amicizia, con scambi di idee che contribuirono a sviluppare il mio pensiero. Nel 1932 diedi alle stampe il romanzo “I pascoli del cielo” e nel 1933 “Al Dio sconosciuto” al quale lavorai a lungo e con difficoltà. Nel 1934 morì mia madre e l’anno successivo mio padre e proprio nel 1935 conobbi Pascal Covici, che divenne il mio curatore per tutta la vita. Conobbi anche Elizabeth Otis la mia agente letteraria e cinematografica. Fu anche l’anno dei primi successi con la pubblicazione del mio romanzo “Pian della Tortilla”, che venne subito acquistato da Hollywood. L’anno successivo diedi alle stampe “La battaglia”, nel quale racconto di uno sciopero dei lavoratori stagionali nell’agricoltura. In seguito ottenni l’incarico di scrivere una serie di articoli per il San Francisco News sulla vita degli immigrati provenienti dall’Oklahoma alla California. Grazie al materiale raccolto per questi articoli scrissi il romanzo “Uomini e topi”, edito nel 1937 e dal quale realizzai anche l’omonima opera teatrale di successo. Nel 1938 fu la volta della raccolta di racconti “La lunga vallata” e nel 1939 “Furore”. Quest’ultimo rappresentò un punto di svolta per quanto riguarda l’ambientazione dei miei romanzi che, fino ad allora, era stata la California con la vita e i costumi degli abitanti della valle di Salinas, ricordati con ironia ma anche con affetto e realismo. Dopo il grande successo di “Furore” , per il quale vinsi il Pulitzer, continuai a viaggiare e a scrivere, poi nel 1942 mi separai da mia moglie e lasciai la California per New York, dove iniziai una convivenza con Gwyndolyn Conger, di professione cantante, che sposai l’anno successivo. Intanto avevo girato un documentario sulle condizioni di vita nelle aree rurali del Messico e avevo preso parte ad una spedizione marina organizzata da Edward Ricketts, nel Golfo di California che poi descrissi in un libro scritto con lui e che venne pubblicato nel 1941. L’amicizia con Ed era nata nel 1930 a Carmel, in uno studio dentistico e fu un rapporto amicale molto forte, una persona con la quale condividevo idee ed esperienze, che influì moltissimo sui miei scritti, rendendo gli anni dal 1930 al 1941 tra i più proficui dal punto di vista letterario. A lui mi ispirai per il personaggio di Doc nei romanzi “Vicolo Cannery”  e “Quel fantastico giovedì”, come pure di Doc Burton che trovate nel romanzo “La battaglia”, di Casey in “Furore” ed infine del dottor Winter in “La luna è tramontata”. Nel 1942, durante la II° Guerra Mondiale, scrissi “La luna è tramontata” che racconta l’invasione della Norvegia da parte dei Nazisti, un tema decisamente nuovo ed insolito per me. L’anno successivo trascorsi sei mesi in Europa come inviato speciale del New York Herald Tribune, un’esperienza che mi sconvolse. Gli articoli di quel periodo vennero poi raccolti in volume edito nel 1958 col titolo “C’era una volta una guerra”. Nel 1944 mi trasferii con mia moglie a Monterey dove nacque Thom, il nostro primogenito e due anni dopo John IV. Nel 1944 collaborai con Orson Welles nel suo programma radiofonico per la CBS, mentre Hollywood realizzava film tratti dai miei romanzi come “Prigionieri dell’oceano” per la regia di Alfred Hitchcock. Nel 1945 diedi alle stampe “Vicolo Cannery” e nel 1947 “La corriera stravagante” e “La perla”; in quello stesso anno il New York Herald Tribune mi spedì in Russia col fotografo Robert Capa. Nel 1952 fu la volta di “La valle dell’Eden”, nel 1954 di “Quel fantastico giovedì” e nel 1957 di “Il breve regno di Pipino IV”. Nel 1960 partii con un’auto-roulotte, che avevo battezzato Ronzinante come il cavallo di Don Chisciotte, attrezzata di tutto punto ed iniziai un viaggio per gli Stati Uniti, con il mio cane Charley, un barboncino francese affetto da prostatite, che capiva solo il francese ma grande ascoltatore dei miei monologhi, da questa esperienza scrissi il romanzo “Viaggio con Charley” edito nel 1962 preceduto, l’anno prima, da “L’inverno del nostro scontento”. La mia passione per i viaggi mi portò in Europa, anche in Italia, in compagnia dei miei figli: solo la salute malferma mi costrinse a fermarmi. Appresi dalla televisione che mi era stato conferito il Premio Nobel per la Letteratura. Nel 1964 il Presidente Lyndon B. Johnson mi conferì la Medaglia presidenziale della libertà. Ripresi a viaggiare: Europa dell’Est e sud-est asiatico per scrivere articoli per “Nesway”. Lasciai questa terra il 20 Dicembre 1968, nella mia casa di New York e riposo al Garden of Memories Cemetery di Salinas. Nel 1976 venne dato alle stampe postumo “Le gesta di re Artù e dei suoi nobili cavalieri”. Oggi sono considerato uno degli scrittori americani più famosi, uno dei massimi esponenti della letteratura del mio paese.

Nessuna risposta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *